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La ricerca della materia prima e la sua importanza sono elementi fondamentali e imprenscindibili della nostra cucina, per valorizzarla noi ci mettiamo soltanto il rispetto, la passione e l'amore che merita.

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Piazza Vetreria, 12,

Poggio Mirteto RI 02047

+39 0765 24183

info@ristorantepeterpan2.it

 

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LA STORIA DELLA VETRERIA

Il 13 aprile 1826 iniziarono i lavori per la costruzione dell’opificio che il 15 gennaio 1827 iniziò la sua attività con circa 20 lavoratori alle sue dipendenze, con picchi di 30 addetti nei periodi di flusso intenso. Negli anni ’70 e ’80 si verificò un aumento della produzione con l’incremento degli addetti che passarono da 20/30 a 60. Nel 1882 furono apportate modifiche essenziali al forno che non sarebbe più stato alimentato con legna ma con il vapore ottenuto dalla combustione del carbone fossile e come un tutte le altre vetrerie presenti sul territorio italiano, si adottò la nuova metodologia di fusione del vetro mediante un grande bacino anziché in tanti crogioli separati. Questo esperimento fu molto oneroso per gli elevati costi del carbone fossile e per le modifiche apportate all’interno dell’opificio tanto che lo stabilimento fu costretto a chiudere per tutto il 1890. L’attività lavorativa riprese nel settembre 1891. L’anno seguente si costruì un nuovo forno a sistema Siemens, al quale venne affiancato un forno per spianare le lastre alimentato a gas. In questi anni alcune delle più grandi fabbriche del settore lastre e bottiglie, si accordarono su un regolamento comune per la vendita dei prodotti per evitare la concorrenza sui prezzi dei vari articoli ed anche la nostra entrò a far parte del gruppo delle “Fabbriche vetrarie consorziate”. Durante questi anni si ebbe un notevole aumento della produzione e, nonostante il periodo di crisi e la chiusura del 1890, si arrivò ad assumere 140 dipendenti, non solo locali, ma provenienti da tutta Italia (in particolare dalla Toscana, dalla Lombardia e dalla Campania) e soprattutto dall’estero: Francia, Austria, e dell’allora Prussia.


 Negli anni seguenti la Vetreria visse fasi alterne, tra brevi sospensioni delle attività e periodi di grande fermento con svariati passaggi di  proprietà e la costituzione di una Società Cooperativa da parte di alcuni cittadini e il Comune stesso. La cooperativa ebbe una durata di quindici anni al termine del contratto di affitto dello stabilimento che tornò al vecchio proprietario Fajella. Nell’anno 1900 venne ridotto il numero dei dipendenti a 123, ma già nel 1907 si tornò a lavorare a pieno regime con 140 addetti. Nel 1913 l’opificio cessò la sua attività ed il 24 agosto 1915 la vetreria fu venduta alla Società Anonima Vetreria Soratte. La vetreria cesso nuovamente la sua attività nel 1924, rimanendo in stato di abbandono, tanto che, durante il periodo del secondo conflitto mondiale fu utilizzata come ricovero per armi da parte del comando tedesco. Terminata la guerra, nel 1946 la vetreria fu ripristinata e resa di nuovo attiva. Purtroppo però le prime vetrerie, e la nostra non fa eccezione, sorgevano in zone ricche di boschi per utilizzarne la legna come combustibile però lontane dai grandi centri urbani. La sostituzione della legna con il carbone, la lontananza dai mercati di sbocco, i problemi relativi ai costi del trasporto delle materie prime, la fatica di competere con le altre vetrerie italiane sulla qualità dei prodotti, le tecniche di lavoro adottate che oramai non erano più all’avanguardia e apportare modifiche e innovazioni tecnologiche sarebbe stato troppo oneroso, ne determinarono la definitiva chiusura nel 1948. A seguito della cessata attività avvenuta nel 1949 gli impianti che costituivano l’opificio vennero frazionati, venduti e destinati ad altre e diverse attività, anche con evidenti trasformazioni edilizie. Nel 1981 l’amministrazione comunale decise, visto il completo stato di abbandono dell’area della vetreria, di espropriare e demolire gran parte del vecchio opificio, per la realizzazione di un parcheggio.
 

LA VITA NELLA VETRERIA

Nelle piazze di una vetreria a lastre piane le prime operazioni erano svolte da un operario chiamato in gergo levavetro, che si occupava di raccogliere dalla massa in fusione la quantità giusta di vetro per formare la lastra aiutandosi con una canna chiamata soffietto, immersa ripetutamente nell’apertura del forno, imprimendo un movimento rotatorio. Terminata la levata, la canna era consegnata al maestro soffiatore, il quale, dopo aver radunato la pasta vetrosa ancora calda alla base della canna stessa mediante una forcella, adagiava il tutto in una vasca d’acciaio con pareti continuamente raffreddate da getti di acqua. Il maestro soffiatore, appoggiando la canna su un ferro, soffiava con forza in modo di dilatare il vetro, formando così una sorta di sfera. Dopo aver più volte riscaldato il vetro, che doveva tornare ad uno stato pastoso per poter essere lavorato, il maestro riprendeva a soffiare, accompagnando la soffiatura con un movimento ondulatorio, per allungare la materia vetrificabile in direzione della canna, formando una specie di cilindro. Quando il soffiatore aveva terminato quest’operazione, interveniva un’altra figura, quella del taglia calotte, che aveva il compito di staccare dal cilindro le due basi all’estremità, dette appunto calotte, a questo punto poi interveniva lo spaccalastre, il quale tagliava longitudinalmente il cilindro servendosi di pezzi di ferro (il diamante sarà introdotto solo in un secondo momento).

Il paese di Poggio Mirteto, sin dalla sua costituzione, basava la sua sussistenza su una economia di tipo agricolo: Alla fine del 1700 si ebbe una trasformazione economica di tipo industriale. Tra tutte le attività industriali presenti a Poggio Mirteto, la più importante era rappresentata dalla vetreria “La Fabbrica dei Cristalli” che realizzava lastre piane di vetro bianco (trasparente) e campane e che permise l’occupazione di molte persone. L’opificio fu costruito nel 1826 e attivo nel 1827. L’opificio era organizzato in officine, munite di forni inizialmente alimentati a legna. Il forno aveva una posizione centrale rispetto alla vetreria, in modo da rendere possibili i processi lavorativi quali: la formazione di fritta (materiale vetrificabile fuso), la preparazione dei boli (porzioni di massa vetrosa) da soffiare, la ricottura degli oggetti prodotti. Il procedimento per la realizzazione della fritta consisteva nello scaldare il materiale vetrificabile – materie prime e rottami di vetro- fino ad eliminare completamente l’umidità, riducendo la miscela a una massa uniforme di consistenza pastosa che era successivamente fusa dopo di che sottoposta ad ulteriori procedimenti al fine di eliminare le ultime impurità e le bolle d’aria. Al termine di queste operazioni si otteneva una massa fluida pronta per poter essere lavorata, o più tecnicamente soffiata. Il funzionamento dell’intero opificio era reso possibile dalla costituzione di gruppi di dipendenti qualificati, che lavoravano divisi in squadre, dette piazze. 

L'ANTICA VETRERIA OGGI

Che cosa rimane oggi dell’antica Fabbrica dei Cristalli? Che cosa rimane di tutto il complesso industriale? Al centro del parcheggio pubblico torreggia isolata la ciminiera realizzata interamente a mattoni pieni, ha un’altezza complessiva di ml. 34,60. La struttura è composta da tre elementi ben distinti: il basamento, la base e il fusto. Sul lato nord del basamento fino a pochi anni fa era visibile la bocca di convogliamento dei fumi, provenienti dal bacino di fusione, da cui partiva la scala interna di manutenzione in pioli metallici ancorati alla struttura.


Oggi detto vano è stato chiuso con blocchetti in muratura. Lungo tutta la struttura sono visibili le cerchiature metalliche di consolidamento poste in opera in seguito agli eventi sismici degli anni 1991 e 1997. Al centro dell’area del parcheggio insiste quello che resta del fabbricato che faceva parte del nucleo dei forni, nel quale si possono scorgere ancora alcune caratteristiche costruttive compatibili con il periodo di realizzazione dell’opificio. Inalterato è fortunatamente rimasto lo spazio che ospitava i magazzini della silice, e nonostante la facciata abbia subito cambiamenti in altezza e l’aggiunta di un porticato, all’interno hanno mantenuto intatto il loro fascino i due vani, sormontati da volte a crociera in mattoni rossi, sostenute da colonne sempre in mattoni rossi. Sul soffitto delle due sale sono visibili due aperture identificabili nelle bocchette di scarico della silice dalla strada sovrastante. Ed è in questo “pezzo di storia” che il Ristorante Peter Pan 2 vi ospiterà per offrirvi qualità cortesia e professionalità.
 

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